Scuola : stress, burnout e identikit dell’insegnante a rischio.

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Secondo alcune ricerche la categoria dei docenti nella scuola risulta particolarmente esposta al rischio di sviluppare patologie psichiatricheDi fronte a questi risultati è evidente quanto sia rilevante una idonea  valutazione del rischio stress lavoro correlato e dei rischi psicosociali nella scuola.

Con il termine “rischi psicosociali” si può intendere “l’insieme delle variabili organizzative, gestionali, ambientali e relazionali che possono causare un danno psicologico, sociale o fisico alle persone” (Cox & Rial-Gonzales, 2002). E tali rischi possono “determinare effetti negativi in termini di efficienza e di immagine a livello organizzativo, economico, sociale e ambientale” (De Carlo, Falco & Siragusa, 2008).

Alcuni fattori di rischio psicosociale:
aspetti ambientali: rumorosità; vibrazioni; variazioni di temperatura, ventilazione, umidità; carenze nell’igiene ambientale;
caratteristiche del lavoro: a) contesto del lavoro (funzione e cultura organizzativa; ruolo nell’organizzazione; sviluppo di carriera; modalità di presa di decisione, stili di gestione e di controllo; relazioni interpersonali; mobilità e trasferimenti; equilibrio tra lavoro e vita privata); b) contenuto del lavoro (tipo di compito; carico, ritmi e orari di lavoro).

Definizione e diffusione dello stress.
Riguardo a quest’ultimo aspetto si riportano i dati di una indagine sulle condizioni di salute e di lavoro di lavoratori italiani (Fondazione Europea di Dublino, 2006):
– Stress 27%;
– Mal di schiena 24%;
– Fatica complessiva 24%;
– Dolori muscolari 23%;
– Mal di testa 17%.

Sono riportati anche i fattori di rischio riguardo allo stress con riferimento a:
fattori oggettivi: Organizzazione e processi di lavoro (pianificazione dell’orario di lavoro, grado di autonomia, grado di coincidenza tra esigenze imposte dal lavoro e capacità/conoscenze dei lavoratori, carico di lavoro, ecc.); Condizioni e ambiente di lavoro (esposizione ad un comportamento illecito, al rumore, al calore, a sostanze pericolose, ecc.); La comunicazione (incertezza circa le aspettative riguardo al lavoro, prospettive di occupazione, un futuro cambiamento, ecc.); Fattori soggettivi (pressioni emotive e sociali, sensazione di non poter far fronte alla situazione, percezione di una mancanza di aiuto, …);

fattori soggettivi: Percezione soggettiva di stress (distress psichico); Manifestazioni emotive (ansia, tensione, irritabilità, Insicurezza …); Manifestazioni cognitive (difficoltà di concentrazione, scarsa memoria …); Comportamenti disfunzionali ( abuso di alcol, tabagismo, farmaci …); Comportamenti sintomatici di stress (aggressività, fuga, Isolamento …).

Infine alcune forme “estreme” di disagio negli ambienti di lavoro, come burnout e al mobbing.

Con il burnout siamo di fronte a una “ forma particolare di stress lavorativo, che fa sentire chi ne è colpito senza via d’uscita, ‘bruciato’, ‘consumato dal proprio lavoro’”.
Il burnout “colpisce le ‘professioni d’aiuto’: infermieri, medici, insegnanti, assistenti sociali, poliziotti, operatori di ospedali psichiatrici.

Con il burnout siamo di fronte a una “ forma particolare di stress lavorativo, che fa sentire chi ne è colpito senza via d’uscita, ‘bruciato’, ‘consumato dal proprio lavoro’”.
Il burnout “colpisce le ‘professioni d’aiuto’: infermieri, medici, insegnanti, assistenti sociali, poliziotti, operatori di ospedali psichiatrici.
Questi i sintomi del burnout:
– “esaurimento emotivo: sensazione di essere svuotato e annullato dal proprio lavoro;
– spersonalizzazione: atteggiamento di allontanamento e di rifiuto nei confronti degli utenti;
– ridotta realizzazione personale: percezione della propria inadeguatezza al lavoro, e sentimento di insuccesso nel proprio lavoro;
– sintomi somatici: senso di stanchezza ed esaurimento, tachicardia, cefalee, nausea, insonnia, ecc.;
– sintomi psicologici: depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti”.

Premesso quanto sopra, si deduce l’importanza della valutazione del rischio stress e del Benessere Organizzativo.

In particolare il benessere organizzativo è inteso come “la capacità di un’organizzazione di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori. Un costrutto multidimensionale, determinato e influenzato da diversi fattori, sia a livello individuale e di gruppo, sia organizzativo”.

Fonte: (liberamente tratto da) Tiziano Menduto