Piano di Assetto Idrogeologico: strumento fondamentale per la prevenzione del rischio idrogeologico

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Una delle catastrofi che sarà difficile dimenticare è quella di Sarno, 1998, in cui persero la vita 160 persone. In sole 72 ore caddero oltre 140 mm di pioggia, causando il distacco di 2 milioni di metricubi di fango, dalle pendici del monte Pizzo d’Alvano.
Ancor prima di Sarno c’è da ricordare il disastro della diga del Vajont, 1963, causato dal distacco di una frana lunga 2 km di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e terra. La frana si staccò dal Monte Toc, cadde nell’invaso e provocò un’onda gigantesca che si abbattè sui paesi sottostanti. L’inondazione provocò 2000 morti. Poco prima del Vajont, l’alluvione del Polesine, 1951, causò 180 mila senza tetto e 84 morti. Ci sono da ricordare i più recenti alluvioni in Liguria, Toscana, Val Padana, Puglia (Ginosa Marina 2011, Polignano a Mare 2006, Località San Giorgio (Ba) 2004, Ginosa 2013, Palagiano 2003, Cassano (Ba) 2005 con crollo del terrapieno che sosteneva la ferrovia, Salento ogni anno) e il più recentissimo in Sardegna. Se si volesse andare a ritroso nel tempo, la lista sarebbe lunghissima, quasi infinita. Tutti i disastri elencati sono connessi a eventi meteorici molto intensi.

Fortunatamente dopo il disastro di Sarno si prese la decisione di mappare tutte le aree a maggior rischio alluvione e frana, dando vita ai Piani di Assetto Idrogeologico (P.A.I.), nei quali sono contenute le misure necessarie a ridurre tali rischi (Norme Tecniche di Attuazione).
I P.A.I. vengono redatti dalle Autorità di Bacino (enti di cui in questi giorni sentiamo molto parlare) e sono a livello Regionale. Ovviamente questi Piani, delimitando delle aree in cui sono permesse solo determinate opere, tra cui NON rientrano ASSOLUTAMENTE costruzioni per civili abitazioni, supermercati, ipermercati, cinema, etc, ma solo opere di mitigazione del rischio idraulico, molto spesso sono di disturbo per le amministrazioni. Dalle perimetrazioni effettuate, infatti, si è rilevato che interi quartieri sorgono in aree ad elevata pericolosità idrogeologica, quindi se si decidesse di muoversi con coscienza, si dovrebbero letteralmente smantellare questi interi quartieri e talvolta interi Paesi. Inoltre, la perimetrazione delle aree a rischio sottrae intere aree all’edificazione. Ecco perchè i Piani di Assetto Idrogeologico vengono definiti strumenti molto scomodi, senza però pensare alla tutela e salvaguardia della vita umana.

A dimostrazione di quanto appena detto in questo link troverete una denuncia da parte dei geologi che hanno redatto, o meglio tentato di redarre, il P.A.I. della Sardegna
http://www.sardiniapost.it/cronaca/il-geologo-sindaci-dei-paesi-colpiti-si-battevano-contro-il-piano-fasce-fluviali-per-loro-il-cemento-e-lunico-sviluppo/

Come abbiamo detto i P.A.I. nascono a seguito dell’evento disastroso di Sarno e vengono inseriti da un decreto legge nel 1998 (il d.l. n.180/1998 http://www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/98180d.htm) chiamato “decreto Sarno“.
Le mappe del P.A.I. vengono redatte a seguito dell’interazione tra geologi e ingegneri idrauilici e sono consultabili attraverso webgis. Per darvi un’idea di come sia fatto un web gis con le mappe di pericolosità e di rischio, potete cliccare su questo link,
http://www.sardegnageoportale.it/webgis/sardegnamappe/mappa.html?mapname=PAI
il quale vi riporterà alle mappe della Sardegna. Per accendere le mappe di pericolosità dovete spuntare la voce ‘Piano di Assetto Idrogeologico’. Dall’osservazione della mappa potrete rendervi conto che molte delle aree colpite dall’evento alluvionale, sono proprio le aree delimitate ad alta pericolosità e rischio elevato.
Anche in Puglia è presente l’Autorità di Bacino, che con un lavoro egregio ha perimetrato molte aree soggette a pericolosità e rischio, anche la Puglia è una Regione soggetta ai dissesti idrogeologici, ma di questo ne parleremo in un altro articolo….