Mutui per ristrutturazione in ascesa: alle detrazioni al 50% ed al 65% (eco bonus) si aggiunge un ulteriore il 19%

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I mutui per ristrutturazione della casa hanno aumentato il loro peso sul totale dell’erogato passando dal 4% dello scorso anno al 6%  e le richieste continuano a crescere.  Anche se la maggior parte degli istituti non si attiva per importi al di sotto dei 50mila euro, con un importo più contenuto (20-30mila euro) è più facile ricorrere al prestito. Entro questa cifra, considerati gli interessi da pagare sul finanziamento, lo sconto offerto dagli incentivi fiscali è comunque vantaggioso. ecobonus2[1] Ma di certo lo è ancor più se si ricorre al mutuo, che ha tassi di interesse inferiori rispetto al prestito, perché garantito da un’ipoteca sull’immobile. Non solo: se si tratta di ristrutturare l’abitazione principale, gli interessi sono detraibili dalle tasse al 19%, su un massimo di 2.582,28 euro annui. Un ulteriore incentivo, di cui tener conto se si ha in progetto di rivalutare il proprio immobile.

Casa-sostenibile-integrando-volumi-ben-definiti2[1] Pertanto investire sulla propria casa, rinnovarla, migliorarne l’aspetto, renderla energicamente efficiente, approfittando dei bonus fiscali del 50 e il 65% su spese di ristrutturazione e riqualificazione energetica è diventato sempre più conveniente. 

Spesso  i progetti, finalizzati  alla ristrutturazione della propria abitazione, si sono infranti contro il muro della scarsa liquidità e il timore di affrontare costi fuori dalla propria portata. 375217[1] Le banche hanno (finalmente) intuito questa difficoltà diffusa e, per non restare anche loro vittime di questa “impasse” economica, si sono mosse proponendo nuovi prodotti per soddisfare quella larga fetta di famiglie costrette al «vorrei ma non posso».

Nel “gioco” interessi/detrazioni, la partita si rivela conveniente. Si prenda l’esempio di un mutuo a 10 anni, per un importo di 50mila euro su un valore dell’immobile pari a 200mila. Un mutuo che quindi, per semplicità di calcolo, ha la stessa durata della detrazione fiscale, spalmata su un decennio.lazar_110410_01-940x627-540x360[1] Con un tasso fisso al 4,9%, non considerando le spese legate al finanziamento, in un anno si pagano interessi pari a 1.336 euro. Nell’ipotesi che l’intera cifra di 50mila euro sia investita in interventi di ristrutturazione agevolabili, pagati con gli appositi bonifici “parlanti”, e che si versi un Irpef sufficiente a contenere la detrazione, ogni anno il Fisco sconta dalle tasse 2.500 euro. Ogni anno, cioè, il saldo è positivo di 1.164 euro, che diventano 1.417,84 se si aggiunge la detrazione degli interessi sul mutuo. E che aumenta ancora se si includono gli eventuali risparmi in bolletta.

Per quel che riguarda invece la modalità di erogazione, soprattutto per importi rilevanti, le banche tendono a non concedere la somma in un’unica quota, ma a distribuirla in più tranche, vincolandola così all’avanzamento dei lavori. Pamela-Anderson-house-in-Malibu[1] Una soluzione che permette di verificare in itinere il rispetto della normativa sulla detraibilità fiscale (magari con bonifici da disporre presso l’agenzia dove si è stipulato il mutuo), ma che sembrerebbe sia  preferita anche dai clienti (probabilmente perché in questa maniera anche a loro risulta   più  facile tenere sotto controllo la situazione, evitando inutili sbilanciamenti economici).

 

Fonte il sole24ore