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“Le malattie ci assalgono non a caso, ma si sviluppano da piccoli, giornalieri peccati contro natura. Quando la misura è piena, ci sembra che prorompano ad un tratto.”
Ippocrate, 460-377 a.C.
L’ecologia studia le condizioni di vita degli esseri viventi e le correlazioni esistenti tra loro e l’ambiente. Nell’ecosistema è impossibile eludere impunemente la legge naturale di causa ed effetto. In modo cauto, possiamo solo adattarci alla natura “che ha sempre ragione” (Goethe). ![disboscamento[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/disboscamento1-300x200.jpg)
In questa era di tecnica e civiltà, che frappone sempre più distanza fra noi e la natura, risulta chiara tutta la nostra arroganza nel tentativo, ormai perpetrato da decenni, di voler modificare la natura stessa.
I peccati non sono più “piccoli” come ai tempi di Ippocrate. Le enormi possibilità tecnologiche a nostra disposizione hanno consentito un potenziamento enorme dei “peccati”, tanto da mettere in grave pericolo l’equilibrio planetario. Il pericolo della distruzione del pianeta terra – sia che avvenga in tempi di pace o per mezzo di guerre – è incommensurabile! ![dissesto_idrogeologico--400x300[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/dissesto_idrogeologico-400x3001-300x225.jpg)
Considerando l’ambiente abitativo, i dati dimostrano che le biocenosi (associazioni biologiche di esseri viventi di ogni ordine e grandezza), così come i biotopi (diversi ambienti di vita), non si trovano più nel loro originario equilibrio biologico. La natura, come organismo complesso, si è ammalata a causa di molteplici manipolazioni (alterazioni o distruzioni) dell’ecosistema: clima – acqua – suolo – piante – animali – uomini; similmente all’ammalarsi di un singolo organismo, appena cessa l’armonia interna ed esterna quale presupposto della salute.
Queste alterazioni dell’equilibrio si sono presentate e si presentano sempre e dappertutto, laddove sia avvenuta una violazione del ciclo energetico naturale, a causa della concentrazione della popolazione, dell’industrializzazione, del totale inquinamento, dello sfruttamento contro natura del suolo, ecc.
Le violazioni più gravi hanno sempre avuto inizio con lo sfruttamento selvaggio dei boschi. Da secoli, intere zone della terra sono state trasformate in steppe e deserti (un quarto dell’intera superficie terrestre è in via di desertificazione). ![NEWS_46015[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/NEWS_460151-300x219.jpg)
![desertificazione carta italia primis[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/desertificazione-carta-italia-primis1.jpg)
Ad oggi esistono sulla terra più di 300 metropoli (“deserti cittadini”) con oltre un milione di abitanti, che continuano a crescere. In tutto il mondo, come formazioni cancerose incontrollate, crescono agglomerati urbani di oltre 10 milioni di abitanti. Sono concentrazioni sconfinate e, soprattutto in periodi di crisi, incontrollabili. ![panorama-di-citta-del-messico-illuminata[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/panorama-di-citta-del-messico-illuminata1-300x188.jpg)
Provvedere ai bisogni della popolazione e fornire l’alloggio necessario crea problemi enormi, ad iniziare dall’approvvigionamento idrico ed alimentare. ![rio-de-janeiro-0021[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/rio-de-janeiro-00211-300x200.jpg)
Altrettanto labili e rischiose sono le situazioni relative all’eliminazione dei rifiuti e all’accumulo di materiali inquinanti. Sembra quasi possibile programmare in anticipo le calamità. Questo modello di vita urbana, esasperato al massimo, distrugge le sue stesse basi. Tuttavia, proprio le città più estese del pianeta sono quelle che continuano a crescere di più.
Le conseguenze sono tangibili: vaste zone spopolate nell’extraurbano ed alta densità industriale e demografica nelle aree urbane. In tale innaturale situazione è impossibile mantenere un sano equilibrio.
Entrambi questi aspetti – esplosione demografica (particolarmente nei paesi in via di sviluppo) e calo demografico (in quelli industrializzati) – pregiudicano sensibilmente l’equilibrio planetario.
La previsione di un calo demografico nei paesi occidentali costituirebbe un vantaggio rispetto alla carenza cronica di alloggi e alla scarsità di aree edificabili, come anche rispetto alle problematiche ambientali. ![citta-del-messico-by-night[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/citta-del-messico-by-night1-300x165.jpg)
Un calo demografico troppo repentino porta però all’invecchiamento della popolazione, portando con sé enormi problemi economici e sociali. Fra una trentina di anni, 100 abitanti attivi dovranno mantenere 55 pensionati (nel 1998 il rapporto era 100:24).
Una forte crescita della popolazione come quella cui si assiste in India implica, d’altra parte, altri noti problemi. Per la gran parte delle regioni della terra, una stagnazione sarebbe la soluzione ottimale.
Una corretta politica demografica e abitativa dovrebbe saggiamente offrire migliori condizioni tese a favorire un incremento demografico estremamente utile per l’economia nazionale, creando un ambiente vivibile, in particolare per giovani nuclei familiari, sotto forma di insediamenti ecologici. Quanto prima sarà possibile iniziare, tanto migliori saranno le prospettive per la rigenerazione della popolazione. Una razionale decentralizzazione offre, sotto diversi aspetti, particolari opportunità. ![ilva-di-taranto-stanziati-fondi-per-la-bonifica[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/ilva-di-taranto-stanziati-fondi-per-la-bonifica1-300x199.jpg)
È assurdo che nessuno ancora abbia proposto la soluzione più ragionevole, il ritorno all’equilibrio attraverso il decentramento. Persino in paesi e zone della terra con una densità abitativa minima (Australia, Brasile, Argentina,Russia, Finlandia, Irlanda, ecc.), la popolazione si concentra nelle grandi città.
Solo il decentramento, insieme all’integrazione della popolazione (con la propria economia) nel naturale ambiente di vita, può arrestare la distruzione ambientale e il diffondersi delle malattie. Un orientamento in tal senso della politica edilizia e residenziale è indispensabile. È più che mai necessario smettere l’antichissima lotta tra cultura e natura, e rendersi conto che la natura, a lungo andare, non si può domare. Il mantenimento dell’ordine naturale è premessa indispensabile per l’esistenza del nostro pianeta. ![1081-02[1]](https://www.arcube.eu/wp-content/uploads/1081-021-300x199.jpg)
Tecnicizzazione, razionalizzazione, specializzazione, ecc. hanno determinato, anche in questo settore, frazionamenti e divisioni: isolamento dell’uomo nei confronti della natura, anziché integrazione tra uomo e natura.Situazione che era ed è nociva sia per le zone urbane sia per quelle rurali.
Abbiamo così centri industriali sovraffollati e disumani e monocolture nell’economia agricola e forestale, con villaggi estremamente impoveriti. La campagna è depredata dalla città dominatrice come fosse una colonia. 
Situazione ideale sarebbe un paesaggio formato da insediamenti e villaggi ecologici distribuiti in tutto il paese, in cui l’uomo avesse la possibilità di vivere in comunione armoniosa con la natura. Questa sarebbe premessa indispensabile per sani ecosistemi fatti di sane biocenosi. Siamo purtroppo ancora lontani da questa realizzazione.
La superiorità ecologica dell’ordine naturale primitivo rispetto all’ordine specializzato, contro natura, artificiale creato dall’uomo è scientificamente provata.
La valenza ecologica (in termini di suolo, acqua, aria, forme di vita) di insediamenti ecologici è molto maggiore di quella del sistema agricolo monoculturale, e può persino eguagliare quella di buona parte dei sistemi boschivi.
I parametri che influiscono sulla valenza ecologica o sulla qualità di un biotopo sono, tra gli altri, la quantità di humus e la capacità di assorbimento idrico del suolo, il livello della falda acquifera, la presenza di acque sorgive, la flora e la fauna (sintesi delle forme di vita), la crescita della vegetazione, le precipitazioni, l’umidità dell’aria. Secondo questa valutazione in termini naturali, possiamo definire le nostre città come autentici deserti. La gran parte dei terreni agricoli si trova in area deficitaria (sotto il 25%), il che significa che prima o poi questi terreni sono soggetti a trasformazione in steppa. Nell’area di tolleranza (25-40%) si trovano gran parte dei boschi e una parte dei terreni ad uso agricolo intensivo. Queste superfici sono in pericolo; i margini di tolleranza sono limitati, la degenerazione è prevedibile. 
I biotopi ideali per piante, animali e uomini si trovano nella cosiddetta area potenziale (con il 55-65%) – qua esistono le premesse per biocenosi permanenti e sane (permacoltura).
L’analisi della valenza ecologica rende chiara l’esigenza di un nuovo uso del suolo orientato ecologicamente. Giardini, insediamenti ecologici e agricoltura estensiva possono soddisfare quest’esigenza – in termini di formazione, salute, salvaguardia dell’ambiente, società, umanità, assistenza sociale, globalità e individualità della vita – e devono essere fin da oggi sviluppati e utilizzati per il bene dell’umanità.




