PSICOLOGIA DELL’ABITARE. IL COMPLESSO DA ZOO.

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La psicologia dell’abitare è la scienza che si occupa del rapporto tra la psiche umana e l’ambiente abitativo, dal punto di vista fisico, culturale,sociale ed interpersonale.
Oltre alla distruzione dell’ambiente fisico, esiste anche la distruzione di quello psichico: l’unica differenza è che quest’ultima non è misurabile. Costruire senza rispettare gli aspetti psicologici può essere considerata una distruzione indiretta della sfera umana. I molti effetti negativi sui cinque sensi e sull’ inconscio sono concausa di molte malattie psicosomatiche.
Ernst Hoferichter (scrittore tedesco)un tempo ebbe a dire che esistono soltanto due tipi di costruzioni, opere d’arte, opere letterarie ed esseri umani: vivi o morti. Fate scorrere davanti al vostro occhio interno gli edifici (case unifamiliari, palazzine, scuole, chiese, centri direzionali, strutture artigianali, fabbriche, ecc.) e rispondete spontaneamente alla domanda: Sono vivi o morti?
Fino ad oggi nello studio dell’architettura si è data poca importanza alla psicologia dell’abitare e non esistono neanche esempi di collaborazione tra architetti e psicologi.
La psicologia non dovrebbe perciò entrare in gioco soltanto per riparare i danni,quanto piuttosto per prevenirli. L’ambiente edificato è la rappresentazione visibile dello stato di una società. Da esso di possono trarre informazioni su:
·  strutture politiche e sociali
·  ruolo ed valore dell’individuo
·  valori spirituali, culturali e creativi
·  capacità di far interagire in modo interdisciplinare le forze sociali
·  livello economico
In molte parti del mondo esiste al momento la tendenza, e questo non solo nel campo dell’edilizia, di prediligere la quantità alla qualità, i contenuti tecnici alla espressione della creatività individuale, le linee guida governative unitarie all’individualismo, ed infine la massimizzazione del profitto e la razionalizzazione.
In ultima analisi pertanto, tutti i cittadini e le istituzioni sono responsabili degli “scempi edili” commessi in questo clima, non soltanto coloro che fanno le leggi, concedono permessi, progettano, costruiscono, producono e vendono materiali e componenti edili; anche coloro che lasciano accadere passivamente tutto questo e non fanno niente per correre ai ripari hanno le loro colpe. Purtroppo non si può far sparire come se niente fosse un edificio mal riuscito: la cosa può forse farsi con un brutto dipinto, ma con un edificio dobbiamo convivere e da ciò scaturisce una particolare responsabilità per tutti.

Il complesso da zoo

Scrive Erich Fromm (psicoanalista 1900-1980) : “Nel corso della sua storia, l’uomo non ha quasi mai vissuto nel suo Habitus naturale, fatta eccezione per i cacciatori, i raccoglitori ed i primi coltivatori sedentari fino al 5° millennio a. C. L’uomo civilizzato ha sempre vissuto in uno zoo, cioè in condizioni di prigionia e mancanza di liberta ai diversi livelli, e tutto ciò vale ancora oggi …”.
Gli animali molto sviluppati sono relativamente poco aggressivi quando vivono nel loro ambiente naturale ma in uno zoo diventano invece molto distruttivi (aggressivi verso sé stessi e gli altri): tuttavia, se gli si concedono sufficienti tane per ripararsi ed altre possibilità di fuga, si comportano in modo abbastanza pacifico, nonostante il territorio ristretto.
Anche l’uomo si comporta in maniera analoga e questo dovrebbe essere preso in considerazione quando si progettano abitazioni e quartieri. Responsabile di un comportamento distruttivo non sono soltanto il dover vivere gli uni sugli altri (stress da affollamento), ma anche altre condizioni negative di tipo psichico, economico e sociale (ad es. zone intime scarse, costrizione nei movimenti, disoccupazione, povertà, scarso riconoscimento da parte degli altri); spesso si tratta di una concatenazione delle cause, ma lo stress da affollamento amplifica il comportamento distruttivo in modo particolarmente evidente. Nella realtà vengono distintidiversi tipi di distanza: intima, personale, sociale, pubblica.
• distanza intima 0,0 – 1,0 m
• distanza personale 1,0 – 1,5 m
• distanza sociale 1,5 – 2,0 m
• distanza pubblica 4,0 – 8,0 m
Tutti sanno per esperienza personale fatta in un ascensore o in un mezzo pubblico sovraffollato, cosa voglia dire sentir violata la propria “distanza intima”.
Ci sono continuamente persone che diventano violente senza motivo e che sostengono poi di essere stati provocati. Quando si è misurato il bisogno di distanza di queste persone si è appurato con sorpresa che esso era fino a quattro volte più alto della media. Si può pertanto concludere che la litigiosità all’interno ed all’esterno della famiglia in alcuni casi può essere causata anche dalla mancanza di sfera privata.

Quando la vita in un appartamento angusto o in un quartiere sovraffollato non può essere evitata, allora un fattore positivo da non trascurare può essere la vista libera da una finestra, almeno da una finestra! Per i bambini la vista verso l’esterno è un vantaggio determinante per un sano sviluppo psichico. Lo sguardo su nuvole, sole, alberi e fiori, anziché sui muri delle case, suscita nel bambino un’immagine del mondo più positiva e vicina alla natura.
Gli ambienti costruiti devono soddisfare anche il bisogno di sicurezza e protezione. All’interno delle mura domestiche, di norma, non ci si devono aspettare pericoli. Maggiore è la dimensione degli ambienti, maggiore è lo spazio a disposizione per lo sviluppo individuale. Tuttavia, se un ambiente è troppo grande, allora l’uomo perde il controllo su di esso, percepisce lo spazio come “non confortevole” e si sente perso. A lungo termine possono insorgere nervosismo, fobie e disturbi psicosomatici. Ci sono casi in cui in non si utilizza quasi mai il soggiorno di rappresentanza di 50 mq, e che preferisce soggiornare più volentieri intorno al tavolo da pranzo della cucina di 14 mq. Ci sono molte persone che si sentono bene soltanto in spazi ristretti, simili a nidi: chiudono finestre, tende e porte ed amano siepi e muri alti intorno al proprio giardino. Tuttavia, questo bisogno eccessivo di protezione è nella maggior parte dei casi la conseguenza di attacchi minacciosi da parte di altri individui, ai quali queste persone sono state esposte senza la possibilità di difendersi, a volte addirittura fin da bambini.